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Recensione: I fiori del male

 I fiori del Male di Charles Baudelaire

Titolo: I fiori del male

Titolo Originale: Les Fleurs du mal

Autore: Charles Baudelaire 

Genere: Poesia

Prezzo Cartaceo: € 11,00

Pagine: 432

Pubblicazione: 4 giugno 2014

Editore: Feltrinelli

Collana: Universale economica. i Classici

Valutazione: ⭐⭐⭐

Trama: La prima edizione dei "Fiori del male" (giugno 1857) fu sottoposta a processo per oltraggio alla pubblica morale: sei poesie furono condannate ed espunte dal testo. Seguirono altre due edizioni, una nel 1861, l'altra, postuma, nel 1868. Il libro di Baudelaire, compendio ed emblema della poesia moderna, giunge, con intatta fragranza, nel cuore della nostra epoca. Dolce e atroce, nei suoi versi accoglie il profumo degli angeli e il suono della metropoli, la seduzione della bellezza e la miseria del declino, l'azzurro di lontananze inattingibili e il tedio della ripetizione. In un ventaglio straordinario di registri e di toni, dà forma al grido delle passioni e al gelo dell'esilio, alle ferite dell'amore e al sapere amaro del viaggio. La traduzione di Prete, con testo originale a fronte, è condotta all'ombra delle forme metriche baudelariane e del loro ritmo. In un lavoro ventennale, di testo in testo, il traduttore ha cercato ogni volta la forma che meglio potesse corrispondere con il testo originale e che fosse, allo stesso tempo, in sintonia con la tradizione poetica italiana, con la sua lingua. Una nuova traduzione di "Les Fleurs du mal", condotta sulla più moderna edizione critica dell'opera di Charles Baudelaire, che tiene conto, per ricostruire la vicenda testuale, anche dei volumi della "Correspondance".

Recensione: Se proprio l'immagine del prisma non è così immediata e comprensibile, potrei dire che la lirica di Baudelaire, in questo specifico testo, assomiglia ad uno specchio: a seconda di come guardiamo, osserviamo e interpretiamo le sue poesie, loro rispondono in modo diverso, ma assolutamente aderente allo stato d'animo con cui le abbiamo cercate e abbracciate. Prima di scadere, e con molto piacere, nell'adulazione più sfacciata

Senza dubbio la mia sezione preferita è "Spleen et Idéal", che è la più piena e la più ricca; qui troviamo alcune delle poesie più belle, a mio avviso, del poeta francese, poesie dedicate a numerose Donne, con la D maiuscola, come Jeanne Duval, la sua attrice mulatta, musa ispiratrice della sensualità più carnale, o come Mme Sabatier, l'angelica o Marie Daubrun, intrigante, infida ma allo stesso tempo da proteggere. 

La figura della Donna qui è in primo piano, e con lei tutti i sentimenti possibili che essa può scatenare, dai più puri ai più perversi.

Non mi soffermerò tuttavia nel fare una critica letteraria di questo testo, è già noto che fece scandalo, che fu censurato, che l'opera va intesa come un viaggio immaginario del poeta, e che le liriche non sono da considerarsi in ordine cronologico, ma appunto nel senso di un percorso che va dalla consapevolezza di essere superiori alla massa (Baudelaire si paragona ad un albatros per questo), al desiderio di fuga verso piaceri che possano farlo cadere nell'oblio, come il vino, la droga o il piacere carnale.

"Inno alla bellezza" - disquisizione filosofica sull'origine della Bellezza, il cui perno è l'antitesi Inferno/Paradiso
"La chioma" - l'incredibilità del dedicare un'intera poesia ai capelli di una donna
"Sed non satiata" - amore e stregoneria; una nera magica mezzanotte
"La cornice" - breve ed intenso inno alla splendente centralità della Bellezza
"Tutta intera" - sottile e perversa tentazione
"Il veleno" - l'amore come tormento e come terribile malia
"Canzone di pomeriggio" - sensualità, erotismo velato, adorazione
"A una mendicante dai capelli rossi" - l'assoluta ingiustizia della povertà
"A una passante" - una delle mie preferite in assoluto, descrive la felicità fuggevole, ma intensa, fulminea ma amara
"Allegoria" - la supremazia della Bellezza che nulla teme, neanche la Morte
"A colei che è troppo gaia" - prorompente erotismo
"I gioielli" - seduzione ed oscenità
"Le promesse di un volto" - romanticismo seguito da una sfacciataggine che fa arrossire.

Leggetelo perché vi arricchirà, perché è un libro moderno e attuale, pur se scritto sotto forma di lirica.
Potrete scoprire che la poesia non è poi così tanto noiosa come ci si aspetta di solito.



Recensione: La compagnia dei celestini

 La compagnia dei celestini di Stefano Benni

Titolo: La compagnia dei celestini

Autore: Stefano Benni 

Genere: Bambini e Ragazzi

Prezzo Cartaceo: € 12,00

Prezzo Ebook: € 6,99

Pagine: 288

Pubblicazione: 27 dicembre 2012

Editore: Feltrinelli

Collana: Universale economica 

Valutazione: ⭐⭐⭐

Trama: Un'oscura e crudele profezia che appare sui muri, scritta da una mano invisibile, incombe sulla ricca e corrotta terra di Gladonia. Anno 1990 e rotti: Memorino, Lucifero a Alì, gli spiriti più ribelli dell'orfanotrofio dei Celestini, fuggono per poter rappresentare Gladonia al Campionato Mondiale di Pallastrada, organizzato dal Grande Bastardo in persona, protettore degli orfani di tutto il mondo. Al loro inseguimento si lanciano Don Biffero, il priore Zopilote dal segreto diabolico, e Don Bracco, il segugio di orfani, nonché il celebre e cinico giornalista Fimicoli con il fedele scudiero-fotografo Rosalino. Nella fuga e nell'inseguimento si incontrano, si perdono e si ritrovano personaggi straordinari, i nove pittori pazzi Pelicorti, la bionda e misteriosa Celeste, i magici gemelli campioni di pallastrada, il re dei famburger Barbablù, il meccanico Finezza, il professor Eraclitus, l'Egoarca Mussolardi, l'uomo più ricco e fetente di Gladonia, e le numerose squadre di pallastrada provenienti da tutto il mondo, leoni africani, sciamani, pivetes e volpette lapponi.

Recensione: Questo romanzo è stato molto importante per me, perchè mi ha portata via dalla mia fanciullezza conducendomi in un mondo più adulto, sia in senso psicologico che letterario. 

Oltre ad essere una storia divertentissima, rappresenta una satira e una sorta di presa in giro e rappresentazione della decadenza e della volgarità in cui si trova mondo attuale: ambientata a Gladonia (corrispondente nientemeno che all'Italia), dove troviamo personaggi che tutti conosciamo: Berlusconi diventa Mussolardi, la Coca Cola diventa Stracola, Rimini Rigolona Marina, l'Adriatico l'Adrenalio e così via.

Ci sono poi Lucifero, Memorino, Alì, Celeste, i gemelli Finezza e altri orfani di varie parti del mondo che, a costo di rischiare la vita, si recano ai campionati di Pallastrada.

E' impossibile restare impassibili di fronte alla determinazione (o ostinazione) di quei ragazzi seguaci della pallastrada e del Grande Bastardo.

Oltre ad essi troviamo altri personaggi divertenti e indimenticabili che contribuiscono a rendere unico questo romanzo come Deodato "il bambino sfigato", i fantastici e strani pittori Pelicorti, il cuoco Passabrodet, l'eccentrico professor Eraclitus, il severo ma pauroso don Biffero.

E' una specie di realtà che diventa una favola, oppure rimane sempre una realtà rappresentata con qualche piccola modifica onomastica e gli elementi di fantasia sono pochi. 

Divertente, crudo, reale, forte.

Questo libro è una macedonia di tantissimi elementi diversi eppure tanto simili tra loro, piacevolissima da gustare.



Recensione: Discorso della servitù volontaria

 Discorso della servitù volontaria di Ètienne de la Boétie 

Titolo: Discorso della servitù volontaria

Titolo Originale: Discours de la servitude volontaire

Autore: Ètienne de la Boétie 

Genere: Scienza e teoria politica

Prezzo Cartaceo: € 9,00

Prezzo Ebook: € 1,99

Pubblicazione: 26 febbraio 2014

Editore: Feltrinelli

Collana: Universale economica-i classici

Valutazione: ⭐⭐⭐

Trama: Talismano dei disobbedienti, manifesto segreto di ogni libertario: il "Discorso della servitù volontaria" è un capolavoro clandestino che non perdona. Intrattabile e senza fissa dimora dal giorno in cui vide la luce, contiene la resa dei conti di un giovane e di un nobile, Étienne de La Boétie incarna entrambe le qualità, con le passioni collettive più enigmatiche da decifrare: la paura della libertà e l'ansia della dipendenza. L'oppressione si regge infatti anche sulla connivenza delle vittime, uomini che amano le proprie catene più di se stessi.

Recensione: Certi uomini avevano una visione delle faccende umane che andava incredibilmente oltre la superficie, così a fondo da scovare concetti universali che resistono alla prova del tempo, perché talmente radicati in noi da risultare impossibili da cancellare e che ci portiamo dietro dal principio della nostra Storia. 

La cosa che più colpisce di questo breve discorso, oltre all'essere stato scritto nel Cinquecento, è la giovanissima età del suo autore: si dice che avesse, infatti, fra i sedici e i vent'anni. 

L'arguzia del suo discorso era così elevata e fuori dagli schemi, per l'epoca, da colpire anche un grandissimo filosofo come Michel de Montaigne, che volle assolutamente farsi amico quel giovane così brillante. 

Nel suo discorso, La Boétie mette in risalto l'assurdità della tirannia, ma seppure enfatizzi la malvagità dell'uomo che detiene il potere, si concentra soprattutto sul paradossale comportamento dei sudditi che, se solo volessero, potrebbero facilmente liberarsi di lui. Non è che un solo uomo, in fondo. Purtroppo, l'uomo pare essersi assuefatto alla servitù al punto di amare le proprie catene. 

Tuttavia, anche coloro che sono riusciti ad attirarsi i favori del tiranno, dovrebbero sapere quanto quella considerazione e quei favori siamo effimeri; pronti ad essergli strappati al primo capriccio di un uomo ubriaco di potere, che per il proprio vantaggio può essere disposto a tutto.

Purtroppo gli uomini, pur bramando la libertà perché insita nella propria natura, tendono ad assuefarsi alla servitù, a convincersi che non è poi così male; che in fondo è meglio la «vaga sicurezza d'una vita miserabile che la dubbia speranza di vivere felici. Molti popoli hanno vissuto assoggettati dalla nascita e mai hanno conosciuto altro, dunque non possono piangere per la libertà perduta o lottare per essa, ma la Boétie è comunque convinto che il desiderio di libertà sia talmente radicato nella natura umana, che anche in mezzo a questi popoli potranno nascere uomini in grado di desiderare l'inimmaginabile. Più difficile è trovare la forza e il sostegno per ottenerle.

Breve, denso, ma estremamente interessante. Non dimentichiamo che, seppur lontane dalla nostra società occidentale (ma non troppo), realtà del genere sono presenti ancora oggi, cinquecento anni dopo La Boétie.



 EAN: 9788807900822

Recensione: Le avventure di Huckleberry Finn

 Le avventure di Huckleberry Finn di Mark Twain 

Titolo: Le avventure di Huckleberry Finn

Titolo Originale: The adventures of Huckleberry Finn 

Autore: Mark Twain

Genere: Classici

Prezzo Cartaceo: € 10,00

Prezzo Ebook: € 1,99

Pubblicazione: 5 Giugno 2013

Pagine: 304

Editore: Feltrinelli

Collana: universale economica. I classici

Valutazione: ⭐⭐⭐

Trama: "La storia di Huck e della sua fuga in zattera lungo il Mississippi con il negro Jim, fino al ricongiungimento col compagno di scorrerie Tom Sawyer negli ultimi capitoli di un libro che nacque come proseguimento del precedente Le avventure di Tom Sawyer, era tra le preferite di Ernest Hemingway, che citava sempre Mark Twain tra i suoi autori fondamentali: e non a caso, naturalmente, visto che fin dai suoi esordi anche l'autore di Fiesta lavorò molto duramente per riuscire a ricreare sulla pagina la lingua della strada, cosa per cui venne assai criticato. Molti, tra cui Joyce Carol Oates, considerano Le avventure di Huckleberry Finn 'Il Grande Romanzo Americano'. Altri, come T.S. Eliot, lo considerano l'unico vero capolavoro di Mark Twain. Di sicuro Le avventure di Huckleberry Finn è un romanzo-mondo, scritto superbamente, e divertentissimo. Huck Finn, in quanto ribelle adolescente refrattario a qualsiasi forma di autorità e di imposizione, sta all'origine di Holden Caulfield e di tutti i ribelli adolescenti della letteratura nordamericana. E il fiume Mississippi [...] è al tempo stesso uno dei protagonisti principali del libro e una metafora. Ma la storia di Huck Finn [...] è anche una grande satira sulla democrazia americana e sugli americani, in genere timorati di Dio ma sempre felici di impiccare un negro." (dall'Introduzione di Giuseppe Culicchia).

Recensione: Dopo aver incontrato Huckleberry Finn come personaggio secondario ne "Le avventure di Tom Sawyer", eccomi qua a commentare il libro che gli è interamente dedicato.

Mark Twain è un autore davvero spassoso, e la sua scelta di lasciar raccontare le avventure di questo libro al suo protagonista è sicuramente azzeccata, oltre che ben riuscita. Difatti, non aspettatevi un libro scritto nel linguaggio impeccabile di uno scrittore affermato, bensì attendetevi la trascrizione di un racconto come ce lo farebbe quel mascalzone di Huckleberry Finn, che come sempre suscita un'immensa simpatia.

Ritroveremo Huckleberry Finn così come lo abbiamo lasciato al termine del racconto dedicato al suo amico Tom Sawyer: arricchito (anche se non avrà modo di usare nemmeno un dollaro del tesoro trovato nella miniera) e "addomesticato" contro la sua volontà dalla vedova Douglas, che tenta invano di insegnargli le buone maniere e un modo di vivere rispettabile. Inutile dire che il nostro Huck non è per nulla abituato a questo genere di vita e non passerà troppo tempo prima che provi ad abbandonarlo. 

Quando finalmente ci riuscirà sarà nel modo che meno auspicava: rapito dal suo padre ubriacone, viene rinchiuso in una baita, dalla quale riesce a scappare inscenando il proprio omicidio. Si ritroverà così a vagare lungo il fiume Mississippi, imbattendosi in altri personaggi degni di nota, come il servo di colore Jim che diventerà un suo grande amico e compagno di viaggio. 

Si ritroveranno coinvolti in varie avventure che potrebbero quasi rappresentare dei racconti separati tra loro, se non fossero uniti da quel filo conduttore che è il fiume sul quale navigano.

Si imbatteranno in personaggi di ogni tipo, a partire dall'amico Tom Sawyer, passando per due mascalzoni che li coinvolgeranno nelle loro malefatte e che si spacciano per due nobili (un duca e un re). 

Saranno proprio questi ultimi due a dare vita agli stralci più divertenti del libro.


 


EAN:9788807900518 

Recensione: Lettera al Padre

 Lettera al padre di Franz Kafka 

Titolo: Lettera al padre

Titolo Originale: Brief An den vater 

Autore: Franz Kafka 

Genere: Classici 

Prezzo Cartaceo: € 7,00

Prezzo Ebook: € 1,99

Pubblicazione: 5 giugno 2013 

Pagine: 96

Editore: Feltrinelli 

Collana: Universale economica. I classici

Valutazione: ⭐⭐⭐

Trama: Mai come nella "Lettera al padre", scritta nel novembre del 1919, affidata alla madre senza tuttavia giungere al destinatario, Kafka ci ha dato un ritratto così lucido di sé. E molti dei motivi che vengono toccati in questa confessione anche spietata - primo fra tutti quello di "un immenso senso di colpa" - non possono che ricordare i suoi personaggi più famosi. Quello che qui viene messo in scena è un vero e proprio conflitto. Figura che incarna un'autorità assoluta, che "ha l'aspetto enigmatico dei tiranni, la cui legge si fonda sulla loro persona, non sul pensiero", agli occhi di Kafka il padre appare come il tipico rappresentante di un mondo da cui egli invece si sente escluso: pratico, utilitaristico, ben lontano dalle sue aspirazioni. Così, in pagine di forte impatto emotivo, Kafka svela la sua natura di "figlio diseredato" e proscritto, non compreso nella vocazione di scrittore, inquieto e in cerca di conferme quanto il suo avversario ostenta sicurezza. Nel saggio posto in appendice Georges Bataille indaga in modo provocatorio sui momenti di questa contesa. L'esperienza di Kafka diventa anche occasione per interrogarsi sul senso ultimo della letteratura. Forse nessun altro scrittore ha saputo mostrare come quel senso sia tutt'uno con la vita stessa.

Recensione: Sono precipitato subito nella mente di Kafka, nella sua vita e nei suoi pensieri. 

Scoprendo poi che lui aveva dato disposizioni di bruciare tutto, mi sembra una violazione nella sua sfera umana ma l’arte sopravvive agli artisti e se uno ha questo talento nel descrivere l’animo umano sarebbe stato un enorme delitto fare altrimenti. 

Kafka ci fa immedesimare nella torbida relazione che ha con il padre e ci fa diradare quella foschia che la vita ci pone davanti, facendo apparire sulla carta i pensieri che tutti hanno ma che in pochi sanno imprimere sulla pergamena. 

Quando la persona diventa artista tutto quello che fuoriesce da lui è dell’umanità, per quanto questo non possa piacere, è così. Se hai dentro qualcosa di speciale non puoi farlo restare occluso perché non ci riesci. Purtroppo, dopo la morte dell’artista questo viene spogliato di tutto, tipo santo e si comincia a prendergli tutto, dalle ossa, dai gioielli, dalle stoffe.

Le persone sono egoiste, hanno bisogno di idoli ma hanno anche bisogno delle risposte ai loro quesiti, che qualcuno metta per iscritto i loro dolori e le loro paure esistenziali. Ed è per questo che si fa man bassa di tutto, non facendo morire quel cuore colmo di disperazione. 

Ovviamente ci sono mille motivi per farli, la maggior parte delle volte economici ma era per parlare del concetto. La delicatezza e la lucidità delle parole sono impressionanti e seppur con le dovute differenze date dal tempo si può vedere tutta la distruttività dell’incomunicabilità e delle barriere.

Questo libricino non è solamente molto intenso ma è una rappresentazione dei costumi dell’epoca e dell’uomo che inizia ad avere questo mal di vivere, iniziando a riflettere sulla natura dell’uomo e sulle esperienze che lo hanno forgiato. 

Lo consiglio per la sua potenza, per le situazioni e riflessioni che chiunque si è ritrovato a fare e per l’importanza e il valore di una vita così importante.


EAN: 
9788807900310

Recensione: Cuore di Tenebra

 Cuore di Tenebra di  Joseph Conrad 

Titolo: Cuore di Tenebra 

Titolo Originale: Heart of Darkness 

Autore: Joseph Conrad

Genere: Classici - Avventura 

Prezzo Cartaceo: € 9,00

Prezzo Ebook: € 3,99

Pubblicazione: 5 giugno 2013

Pagine: 128

Editore: Feltrinelli

Collana: Universale economica. I classici

Valutazione: ⭐⭐⭐

Trama: Cuore di tenebra fu scritto da Conrad in due mesi, nel 1898, sotto l'influsso della biografia e del mito di Rimbaud. È anzitutto un libro sul viaggio, sulla passione della scoperta di luoghi nuovi. In seguito, la vicenda di Marlow diventa una discesa agli inferi, nel cuore dell'Africa. L'incontro con Kurtz – agente dei mercanti d'avorio, che ha reso brutalmente schiavi gli indigeni – mette il protagonista, e il lettore, a contatto con il "cuore di tenebra": il Male, reso grottesco da quegli uomini che credono Kurtz una sorta di divinità. Ma anche lui è, a suo modo, una vittima della solitudine, della follia, della cultura occidentale che va in mille pezzi quando entra in contatto con l'Altro. La morale del polacco-inglese Conrad è una risposta polemica al russo Dostoevskij: dato che Dio non c'è, difendiamoci da soli contro noi stessi.

Recensione: Una lunga, lento ed inesorabile discesa verso la tenebra più nera. Una tenebra non esteriore, come potrebbe pensarsi, ma interiore. Una tenebra mentale o ancora più profonda: dell'anima.

Cuore di Tenebra è un romanzo particolare. Racconta dell'esperienza di Marlow, un capitano, durante una spedizione all'interno dell'Africa lungo un fiume, che non si ha difficoltà ad identificare come il fiume Congo.

Durante questo viaggio Marlow scende piano piano verso l'oscuro orrore del colonialismo occidentale (che è evidente che Conrad disapprova) che si esplica negli atti di violenza e sopraffazione dell'uomo bianco sugli indigeni locali.

Man mano che Marlow si addentra verso l'interno, inizia a fare la conoscenza con Kurtz un agente della Compagnia che ha creato attorno a se un alone di mistero che quasi lo fa apparire un mito.

E così, in Marlow cresce non solo la voglia di continuare il suo viaggio, ma anche il desiderio (sempre più forte) di conoscere Kurtz.
E Kurtz, alla fine, si rivelerà il cuore pulsante e tenebroso di tutta la storia. Lui che ha creato attorno a sé un impero di schiavi e di orrore.

Il racconto di Conrad tocca apici drammatici molto forti ed intensi e trascina il lettore verso le cupe e tenebrose ambientazioni da cui, pare, non vi è salvezza.
Ma non tutto è negativo, Marlow pur essendo sceso fino a cuore della tenebra riesce a redimersene, avendo, alla fine del romanzo, un gesto di umana pietà.
I personaggi del romanzo sono tutti molto vaghi.

Forse solo Marlow spicca per caratterizzazione e spessore.
Lo stesso Kurtz non ha una vera e propria individualità perchè vive, essenzialmente, dei racconti che altri fanno di lui e subisce, infine, in destino che si è autoinflitto non avendo in alcun modo la possibilità di cambiare direzione alla propria vita.

Un romanzo da leggere e rileggere, per toccare con mano la tenebra che è capace di raggiungere l'essere umano.




EAN: 
9788807900167

Recensione: La linea d' ombra

 La linea d' ombra di Joseph Conrad 

Titolo: La linea d' ombra

Titolo Originale: The shadow line 

Autore: Joseph Conrad

Genere: Classici

Prezzo Cartaceo: € 9,50

Prezzo Ebook: € 1,99 

Pagine: 192

Pubblicazione: 22 ottobre 2014 

Editore: Feltrinelli 

Collana: universale economica. I classici

Valutazione: ⭐⭐⭐

Trama: Con questo lungo racconto, pubblicato nel 1917, Conrad torna ai suoi temi e scenari prediletti. Il protagonista è un giovane ufficiale a cui viene affidato il comando di una nave, dopo la morte del capitano in circostanze poco chiare. Approdato nel porto di Bangkok, egli viene a sapere che il precedente comandante era morto suicidandosi in mare e che prima di farlo aveva lanciato una maledizione sull'imbarcazione. Ripreso il viaggio, la nave sembra effettivamente attirare su di sé continue sventure, tra cui una bonaccia che perdura per alcune settimane. E per di più, nel corso di questo periodo, a uno a uno tutti i membri dell'equipaggio si ammalano di una febbre tropicale. Nell'ispirarsi anche a precedenti classici della letteratura inglese, quali la "Ballata del vecchio marinaio" di Coleridge, Conrad costruisce un'allegoria perfetta della guerra mondiale che allora imperversava in Europa. Come in guerra, anche sull'imbarcazione l'unica speranza di salvezza sta nel fare con abnegazione e sacrificio ognuno la propria parte.

RecensioneIl romanzo di Conrad, scritto alla fine del 1916, si caratterizza come un racconto avventuroso dai tratti profondamente autobiografici. 

La storia, infatti, viene narrata in prima persona da un uomo di mare che in giovane età viene chiamato a comandare una nave nei mari del sud est asiatico. 

Siamo nell’ultimo ventennio del 1800 e, dunque, le navi sono trasportate dalla sola forza del vento, in assenza del quale l’equipaggio rischia di trovarsi immobile circondato da un’infinità di acqua in ogni direzione. 

Alla nave comandata dal protagonista accade proprio questo e il giovane capitano dovrà confrontarsi con enormi difficoltà per tenere unito l’equipaggio martoriato dalla febbre tropicale, conducendo finalmente la nave in porto. 

La narrazione ricalca appieno un episodio dell’avventurosa vita di Conrad, il quale fu effettivamente nominato capitano in giovane età di una nave quando era nella marina britannica impiegata nelle isole del sud est asiatico.

Tuttavia, il romanzo ha un significato molto più profondo che una mera narrazione di un episodio biografico. 

Infatti, l’autore ci fa riflettere sull’incoscienza della gioventù che spesso porta ad assumere ruoli e ad assolvere responsabilità molto più grandi delle proprie capacità.

Si entra quindi in quella linea d’ombra in cui si reagisce alle difficoltà del ruolo assunto assumendo le proprie responsabilità e diventando man mano consapevoli della gravità della situazione.

In questo contesto si inserisce un altro episodio significativo della vita di Conrad: l’arruolamento di suo figlio Borys nell’esercito britannico per combattere la Prima Guerra Mondiale. 

Il libro viene scritto da Conrad nel pieno del conflitto mondiale e può essere visto come una chiara metafora della scelta del figlio: anche lui ha dovuto attraversare la propria linea d’ombra dopo aver deciso in modo avventato di arruolarsi nell’esercito.



EAN: 
9788807901478

Recensione: L' ultimo giorno di un condannato

 L'ultimo giorno di un condannato di Victor Hugo

Titolo: L' ultimo giorno di un condannato

Titolo Originale: Le dernier jour d' un condamné 

Autore: Victor Hugo

Genere: Classici 

Prezzo Cartaceo: € 9,00

Prezzo Ebook: € 2,99

Pagine: 176

Pubblicazione: 15 settembre 2016

Editore: Feltrinelli

Collana: universale economica. I classici

Valutazione: ⭐⭐⭐

Trama: È anonimo l'autore che, nel 1829, dà alle stampe questo piccolo, gigantesco libro. Ma è inconfondibilmente Victor Hugo. Sono anni in cui il progresso sembra trasportare l'umanità intera, sul suo dorso poderoso, verso un futuro di pace, prosperità, ricchezza e fratellanza. Ma negli stessi anni si tagliano ancora teste davanti a un pubblico pagante, si marcisce in carcere, ci si lascia morire per una colpa non sempre dimostrata oltre ogni ragionevole dubbio. Hugo parla a nome dell'umanità, come sempre, e lo fa attraverso la voce di un uomo qualunque, di un condannato qualunque, di un miserabile che rappresenta tutti i miserabili di tutte le nazioni e tutte le epoche. Un crimine di cui non conosciamo i dettagli lo ha fatto gettare in una cella. Persone di cui non conosciamo il nome dispongono della sua vita, come divinità autoproclamate. Un'angoscia di cui conosciamo fin troppo bene la lama lo tortura, giorno dopo giorno, e gli fa desiderare che il tempo corra sempre più veloce. Verso la fine dell'attesa, venga essa con la liberazione o con l'oblio.

Recensione“L’ultimo giorno di un condannato a morte” è uno di quei libri che non lascia indifferenti, sia per il messaggio che porta sia per l’intensità con cui viene colpito il lettore.

Hugo, sotto forma di diario, ci racconta le ultime settimane di vita di un condannato a morte. Di lui sappiamo pochissimo, ma i pochi stralci che ci regala sono importanti. Molto toccante è la parte dedicata alla figlia e al loro incontro. Hugo condanna la pena di morte e ci da anche un piccolo assaggio di quello che aspetta coloro che invece andranno al bagno penale (grazie a “Papillon” di Henry Carrière ho il quadro della situazione chiaro su questo argomento) e di come la società lì “accoglierà” il giorno della fine della pena.

Tramite il suo protagonista, Hugo ci mostra “una progressione sempre crescente di dolori, in questa specie di autopsia intellettuale di un condannato”.

La sensazione che mi è rimasta più addosso e la continua speranza dell’uomo, fino alla fine. Lei è sempre lì e quando si riaccende ogni volta, è più dura da digerire. E poi l’attesa, il non sapere e il popolo, si proprio quest’ultimo ha un ruolo tutto suo.

Dopo la lettura di questo testo, ho deciso di proseguire la lettura di altre opere su questo tema. Un giovane Hugo, che spera di colpire la società, ci mostra qualcosa che purtroppo non è stato ancora bloccato duecento anni dopo.

Lo consiglio a tutti, sia per l’intensità e la profondità dell’argomento sia per la riflessione e il pensiero che rimangono al lettore.



EAN: 
9788807902499

Recensione: Uomini che odiano le donne. Millenium Vol.1

 Uomini che odiano le donne. Millenium Vol.1 di Stieg Larsson

Titolo: Uomini che odiano le donne. Millenium Vol.1 

Titolo Originale: Män som hatar kvinnor

Autore: Stieg Larsson

Genere: Thriller

Prezzo Cartaceo: € 15,00

Prezzo Ebook: € 8,25 

Pagine: 676

Pubblicazione: 4 ottobre 2018

Editore: Marsilio

Collana: Universale economica feltrinelli

Valutazione: ⭐⭐⭐

Trama: Sono passati molti anni da quando Harriet, nipote prediletta del potente industriale Henrik Vanger, è scomparsa senza lasciare traccia. Da allora, ogni anno l’invio di un dono anonimo riapre la vicenda, un rito che si ripete puntuale e risveglia l’inquietudine di un enigma mai risolto. Quando, ormai molto vecchio, Henrik Vanger decide di tentare per l’ultima volta di fare luce sul mistero, l’incarico di cercare la verità viene affidato a Mikael Blomkvist, noto e affascinante giornalista che guida la rivista Millennium, specializzata in reportage di denuncia sulla corruzione e gli affari loschi del mondo imprenditoriale. Aiutato da Lisbeth Salander, giovanissima e abilissima hacker, Blomkvist indaga a fondo la storia della famiglia Vanger. E più scava, più le scoperte sono spaventose.

Recensione: Le imprese Vanger, pur in declino, restano uno dei gruppi societari svedesi più influenti. Merito di Henrik Vanger, amministratore delegato, che è riuscito nell’impresa di tenere unita il più possibile una famiglia allargata molto particolare: dei singoli membri Henrik conosce bene il potenziale e le tare caratteriali (cosa fondamentale per chi deve rispettare la regola voluta dai fondatori del gruppo imprenditoriale, cioè che le quote azionarie rimangano saldamente ancorate alla famiglia di sangue). E’ per questo che, al momento di lasciare la guida del gruppo per sopraggiunti limiti di età, ha individuato nel nipote Martin la persona adatta a sostituirlo.

Nessun problema, dunque, se non fosse per quel cruccio che assilla Henrik da 36 anni: la scomparsa della nipote Harriet, che egli vedeva come sua erede naturale per la guida delle società. Un evento accaduto in un momento di particolare confusione sull’isola di Hedeby (il “regno” della famiglia Vanger), dovuta all’incidente che coinvolse un’autocisterna e per mezza giornata tagliò fuori il luogo da ogni collegamento esterno. Eppure sull’isola, in quella convulsa giornata del 1966, qualcuno ha avuto la freddezza di pensare a togliere di mezzo Harriet e farne sparire le tracce. Presumibilmente la stessa persona che tormenta Henrik inviandogli, ogni anno al suo compleanno, un fiore incorniciato, proprio come usava fare la ragazza prima di scomparire nel nulla.
Anche per questo il vecchio Vanger non è riuscito a dimenticare, al contrario di altri membri della famiglia.

“Uomini che odiano le donne” è il primo volume di una trilogia, scritta dallo svedese Stieg Larsson e conosciuta universalmente come “trilogia di Millennium” (dal nome della rivista diretta da Mikael Blomkvist, il giornalista d’inchiesta che nella saga si reinventa investigatore).
La vicenda “gialla” riguardante i Vanger è ben costruita ma non originalissima. In più, sconta qualche “debolezza” (come nella parte che svela la chiave di lettura degli appunti di Harriet, non intuita nel corso dell’indagine ufficiale e invece indovinata da un personaggio secondario della storia).
Piuttosto, a rendere questo libro un’avvincente lettura sono:
- l’intelligenza dell’autore nell’utilizzare la trama per aprire uno squarcio su problematiche sociali diffuse:
si parte dalla violenza sulle donne evocata nel titolo del libro (narrata nella civilissima Svezia, ma come tristemente noto attualissima in diverse realtà), per giungere all’economia malata, condizionata dalle multinazionali e dai poteri forti (interessante il passo del libro in cui Larsson – a sua volta giornalista ampiamente dedicatosi a temi finanziari ,distingue tra le sorti dell’economia di un Paese e quelle dell’andamento del suo mercato borsistico);
- uno stile di scrittura scorrevole e molto attento ad illustrare al lettore i diversi concetti messi in campo, in modo da non lasciarlo mai indietro;
- infine e qui Larsson è davvero bravissimo, la capacità di concepire un maxi preambolo che funge da architettura di tutti gli snodi della storia:
ci vogliono 130 pagine (un intero libro) prima di iniziare a trattare il “mistero” dei Vanger, eppure nessuna sensazione di “pesantezza” ne risulta al lettore.
Al contrario, si tratta di pagine che servono a caratterizzare con accuratezza i due (memorabili) protagonisti della storia: 
Mikael Blomkvist, che, nel peggior momento della sua carriera giornalistica, viene reclutato da Henrik Vanger come ultima carta utile a portare alla luce la sorte di Harriet; e Lisbeth Salander, ragazza problematica e singolare in ogni suo comportamento (per questo, sotto tutela), a sua volta reclutata da Blomqvist quando quest’ultimo prende coscienza di tutte le abilità informatiche che ella riesce ad utilizzare a fini investigativi.
L’accoppiata tra un cinquantenne aggrappato all’etica (nonostante tutto) e una ventiquattrenne abituata a lottare per ottenere ogni minima cosa (a partire dal rispetto di chi la circonda) funziona: le parti in cui i due personaggi vengono presentati e quelle ben avanti nel libro in cui interagiscono, sono tra le più godibili… a tacer del fatto che la contraddittoria figura di Lisbeth assomma in sé una serie di capacità sconosciute al miglior James Bond. Proprio per questo nonostante l’autodefinizione di “freak” che compare nel corso del romanzo è decisamente il personaggio destinato a catturare la scena (come testimoniano anche le successive trasposizioni cinematografiche della saga).






Recensione: Vento Scomposto

 Vento Scomposto di Simonetta Agnello Hornby 

Titolo: Vento scomposto

Autore: Simonetta Agnello Hornby

Genere: Narrativa Italiana 

Prezzo Cartaceo: € 14,00

Prezzo Ebook: € 7,99

Pagine: 416

Pubblicazione: 2014

Editore: Feltrinelli

Collana: Universale Economica

Valutazione: ⭐⭐⭐

Trama: I coniugi Pitt si sono appena trasferiti nella loro nuova casa nell'elegante quartiere di Kensington. Mike lavora nella City come merchant banker, Jenny è consulente di una prestigiosa catena di negozi; hanno due figlie, Amy e Lucy. Una famiglia borghese, benestante, "normale". E tuttavia qualcosa comincia a non funzionare quando la maestra della piccola Lucy legge nei comportamenti della bambina turbamento e disagio. Sembrerebbe soltanto una seccatura, invece per Mike Pitt è l'inizio di un incubo. Per uscire dal labirinto di accuse che lo mettono con le spalle al muro si rivolge a Steve Booth, avvocato specializzato in diritto di famiglia abituato a confrontarsi con la clientela disagiata e multietnica di Brixton. Mentre Jenny continua a ripetere che "Lucy sta benissimo" e crede fermamente nell'innocenza del marito - cosa che esaspera il clima di sospetto e l'ostilità dei servizi sociali -, Steve Booth e il suo studio devono muoversi in una ragnatela di accuse che si infittisce di giorno in giorno, in un gioco sempre più paradossale di ambiguità e ossessioni. Romanzo giudiziario e di costume, thriller sociale e familiare in cui innocenza e colpevolezza si dividono la scena fino all'ultima pagina, "Vento scomposto" sorprende i lettori di Simonetta Agnello Hornby per il teatro contemporaneo della vicenda, una Londra di interni alto-borghesi e appartamenti di periferia, di aule di tribunale, parchi, strade e mercati.

Recensione: Questo romanzo è completamente diverso dalle prime tre opere della scrittrice, dalla Sicilia con passione in affreschi di famiglia e storie di donne dal passato misterioso all’Inghilterra di oggi, in un contesto forense e di dibattimenti giuridici; storia di costume e inchiesta sociale si frappongono e rilevano le competenze precipue della scrittrice, la quale si muove su un terreno usuale con stile e perizia specifica.

Si alternano gli ambienti alto-borghesi e i quartieri di periferia, le aule di tribunale e i luoghi cittadini quali mercati, giardini.

Il romanzo è costruito sulle esperienze di giurista dell’autrice, attinge ad un materiale sociale e umano che conosce nei loro intimi conflitti famigliari.

E’ l’occhio dell’esperto quello che si compenetra in questa umanità in bilico tra innocenza e colpevolezza, è l’osservatorio privilegiato della giustizia che si basa su prove, ma anche su pregiudizi, sospetti o intuizioni fuorvianti, è lo stile specialistico scevro da architetture metaforiche e soluzioni linguistiche fantasiose e permeate da molteplici variazioni.

Ne risulta una storia fredda non particolarmente ricca di patos e tensione, i frammenti di vite rappresentati sono ridotti a clienti con cui non solidarizzare, ma piuttosto risolverne tecnicamente le problematiche. 

Non traspare l’anima della scrittrice, ma la competenza disciplinare e il distacco professionale di chi opera in uno specifico settore.

Simonetta nella trilogia precedente aveva abituato noi lettori a storie insaporite da un linguaggio duttile, ricco di sfumature, laddove la libertà espressiva coglie l’ineffabile, l’immanenza dell’esistenza senza la presunzione di decretarne il valore di verità; ma in questa opera prevale l’oggettività dei fatti, la necessità di regolare la molteplicità degli eventi, quando sono alterati dalla fallacità e dalla vulnerabilità umane.

Consiglio la lettura di questo libro! 




Recensione: 1984

 1984 di George Orwell

Titolo: 1984

Titolo Originale: NINETEEN EIGHTY-FOUR 

Autore: George Orwell 

Genere: Classici 

Prezzo Cartaceo: € 11,00

Prezzo Ebook: € 4,99

Pagine: 384

Pubblicazione: 2021

Editore: Feltrinelli

Collana: Universale economica. I classici 

Valutazione: ⭐⭐⭐⭐

Trama: È il 1984 e a Londra, "vasta e rovinosa, una città di un milione di pattumiere", l'ordine è mantenuto da una psicopolizia che interviene alla minima situazione di dissenso e le case sono provviste per legge di televisori-telecamere. Sono strumenti per controllare le vite dei cittadini, e di essi si serve il Partito, sistema di governo al cui vertice si trova Big Brother, misteriosa figura che nessuno ha mai visto di persona, sebbene le sue immagini campeggino su ogni muro per ricordare agli abitanti che sono osservati. In questo scenario si muove Winston Smith, oscuro funzionario di basso livello del Partito, impiegato al Ministero della Verità con il compito di riscrivere la storia per allinearla all'attuale pensiero politico. Ma la sua propensione per una condotta morale e un certo interesse per la verità lo porteranno su una strada che, se scoperta, verrebbe considerata "ribelle". Sono questi gli ingredienti di un capolavoro in cui Orwell mette in guardia il lettore dalle derive e dalle assurdità dei totalitarismi - con il loro disprezzo per la vita umana, l'uso della violenza fine a se stessa, il culto del leader elevato a divinità. Soprattutto, nello stigmatizzare l'ansia collettiva di cancellare i legami con il passato e il processo di impoverimento che svuota il linguaggio di ogni significato, affonda il dito nelle piaghe che affliggono la nostra contemporaneità.

Recensione: 1984 è un libro che va letto, soprattutto in un’epoca di questo tipo. Sicuramente fa molto riflettere sulle conseguenze di determinati aspetti della vita che oggi ormai abbiamo tranquillamente adottato. 

Senza dubbio catastrofico, ma assolutamente interessante da leggere. 

Un capolavoro della letteratura straniera. 

I grandi classici rimangono i grandi classici.

Non so quante volte ormai io abbia letto questo libro, ma ogni volta che decido di rileggerlo scopro un nuovo particolare che non avevo notato in precedenza. L'edizione della Feltrinelli rimane una delle mie preferite "Economica e Universale". 



Recensione: Orgoglio e pregiudizio

 Orgoglio e Pregiudizio di Jane Austen 

Titolo: Orgoglio e Pregiudizio

Titolo Originale: Pride and Prejudice 

Autore: Jane Austen

Genere: Classici 

Prezzo Cartaceo: € 10,00

Prezzo Ebook: € 2,99

Pagine: 400

Pubblicazione: 2013

Editore: Feltrinelli 

Collana: Universale economica

Valutazione: ⭐⭐⭐⭐⭐

Trama: Jane Austen è una delle poche, autentiche grandi scrittrici che hanno saputo fare breccia nei cuori e nelle menti di utti i lettori, senza eccezioni. Fra i suoi tanti capolavori, Orgoglio e pregiudizio (pubblicato nel 1813) è sicuramente il più popolare e amato: le cinque figlie dell'indimenticabile Mrs Bennet, tutte in cerca di un'adeguata sistemazione matrimoniale, offrono l'occasione per tracciare un quadro frizzante e profondo della vita nella campagna inglese di fine Settecento. I destini di Elizabeth, Jane, Mr Bingley e dell'ombroso Mr Darcy intrecciano un balletto irresistibile, una danza psicologica che getta luce sulla multiforme imprendibilità dell'animo umano, specie quando si trova alle prese con l'amore o qualcosa che all'amore somiglia.

Recensione: Ho letto questo romanzo come primo approccio alla sua scrittrice e spinta dalla curiosità che mi è nata dall'aver visto le trasposizioni cinematografiche e dai tanti elogi in merito al romanzo. 

Ebbene l'ho letto tutto d'un fiato. 

Una storia d'amore che nasce là dove non sembra possa farlo, nascosta dall'orgoglio e dal pregiudizio dei protagonisti. 

Gli stessi pregiudizi che ritroviamo in molti personaggi, soprattutto dell'aristocrazia (cosa ben nota all'epoca). 

Anche la storia d'amore della sorella della protagonista, altrettanto vittima di pregiudizi, merita uno sguardo attento, a me ha intenerito molto. 

Ovviamente questi sono temi di critica alla società del tempo, che la Austen mette nei suoi romanzi. 

Leggerò sicuramente altro, perchè oltre le tematiche anche la scrittura merita di essere conosciuta per quanto è scorrevole e avvolgente, sembra di ritrovarti in quei luoghi da lei descritti. 

Lo consiglio agli amanti del genere.




Recensione: Olympos

 Olympos. 

Vizi, amori e avventure degli antichi dèi di Giorgio Ieranò 

Titolo: Olympos 

Autore: Giorgio Ieranò

Genere: Mitologia Greca

Prezzo Cartaceo: € 10,00

Prezzo Ebook: € 7,99

Pubblicazione: 24 ottobre 2019

Editore: Marsilio

Collana: Universale economica Feltrinelli 

Valutazione: ⭐⭐⭐

Trama: Zeus diventa un cigno oppure un toro per sedurre le ragazze di cui si è invaghito. Atena trasforma in ragno la donna che aveva osato sfidarla in una gara di tessitura. Apollo scuoia vivo un rivale impertinente. Ermes, appena nato, scivola via dalla culla e si dedica al furto di bestiame. Dioniso fa impazzire una madre e la costringe a uccidere il suo stesso figlio. La capricciosa Afrodite viene sorpresa ad amoreggiare con il dio della guerra Ares: Efesto, il marito tradito, ingabbia i due amanti in una rete d'oro. Gli dèi dell'antica Grecia sono rissosi, violenti, bugiardi, passionali. Molto diversi dall'immagine imbalsamata che spesso abbiamo di loro. Queste "biografie non autorizzate" svelano i lati oscuri e talvolta meno noti dei grandi protagonisti della mitologia in un racconto leggero e divertente, affidato alla penna di un autorevole studioso del mondo antico. Un viaggio nel mito, dove le storie che stanno alla radice della nostra cultura ritrovano tutta la loro affascinante immediatezza.

Recensione: Non riuscivo a smettere di leggere questo libro di Giorgio Ieranó, autore nonché professore di letteratura greca che ammetto non conoscevo affatto, ma sono contenta di aver avuto la possibilità di leggere Olympos, poiché come si evince, si parla di uno dei temi che più mi piace, ovvero la mitologia greca.

L'autore con grande semplicità e anche con la giusta ironia, ci narra alcune curiosità sulle divinità situate sul monte Olimpo, affermando che le loro stranezze e i loro vizi in realtà li rendono molto umani. 

Autore che consiglio. 








Recensione: Al cuore dell'impero

 Al cuore dell'impero. Napoleone e le sue donne fra sentimento e potere di Alessandra Necci 

Titolo: Al cuore dell'imperatore

Autore: Alessandra Necci 

Genere: Libri di Storia-Biografie 

Prezzo Cartaceo: € 13,00

Pagine: 400

Pubblicazione: 7 aprile 2022

Editore: Marsilio

Collana: Universale economica Feltrinelli

Valutazione: ⭐⭐⭐⭐

Trama: Secondo Stendhal, per Napoleone sarebbe stato meglio non avere una famiglia. Genio poliedrico, grande stratega, conosce un destino contraddistinto prima dalla fedeltà e dall'adulazione, poi dall'abbandono e dal tradimento. Tra ricostruzioni storiche, testimonianze e leggende dell'Europa rivoluzionaria, Alessandra Necci compone una biografia di Napoleone attraverso sette ritratti familiari, affascinanti e carismatici, sfatando i miti sulle donne che lo hanno circondato determinandone spesso il successo. Alcune sono già celebri, come Giuseppina, la consorte rinnegata, o la sorella Paolina, bella e voluttuosa. L'ascendente di altre personalità è meno noto, ma altrettanto profondo: su tutte spicca la madre di Napoleone, Letizia, austera matriarca corsa. Ci sono poi le sorelle Elisa, abile calcolatrice politica, e Carolina, ossessionata dal potere. E ancora, le figure che segnano l'ultima parte della vita di Napoleone, la contessa polacca Maria Walewska, generosa amante, e Betsy Balcombe, che gli sarà vicina a Sant'Elena.

Recensione: Tutti gli amanti di storia avranno sentito parlare di Napoleone Bonaparte, politico e generale francese nonché fondatore del primo impero francese.

Quella di Napoleone è una personalità complessa che rispecchia la vita vissuta fra battaglie, amori, gioie e delusioni.

Un ruolo fondamentale nella sua vita hanno avuto le donne: la madre, le sorelle, le mogli e le amanti.

Non possiamo parlare di Napoleone senza menzionare le presenze femminili della sua vita e "Al cuore dell'impero" è una raccolta di biografie di coloro che hanno cambiato la vita del grande generale.

Ho apprezzato molto la presenza degli scritti di Napoleone dedicati alle donne di cui si parla e la sua lunga lettera scritta in esilio sull'isola di Sant'Elena dove morì il 5 maggio del 1821.

La lettera che è una sorta di introduzione del libro è molto personale, ci permette di entrare nell'animo di Napoleone non come generale ma innanzitutto come uomo ed entriamo, come dice il titolo, nel cuore dell'impero.

Veniamo a conoscenza della vita e del modo di essere di Letizia Ramolino Bonaparte, Madame Mère, una donna forte e determinata su cui poeti e scrittori come Giosuè Carducci e Stendhal scriveranno dei bellissimi versi.

Napoleone aveva sorelle tra cui Elisa, Carolina e Paolina, la più conosciuta grazie anche alla bellissima scultura in marmo dedicatale da Antonio Canova.

Sono tre donne molto diverse fra di loro, con diversi caratteri, diverse ambizioni e sembra che in comune avessero solo il fratello Napoleone.

Si dice che Elisa sia la più intelligente, Paolina la più bella e Carolina la più assetata di potere tantoché tradirà il fratello a causa della sua ambizione.

La scrittura dell'autrice è molto chiara, pulita e il libro è ricco di informazioni scritte in modo coinvolgente senza mai far annoiare il lettore.

Ci sono spesso scritti dei protagonisti e lettere che rendono la narrazione ancora più reale permettendo al lettore di entrare nell'epoca e nel cuore dell'impero.




Recensione: Antonio e Cleopatra

 Antonio e Cleopatra di William Shakespeare 

Titolo: Antonio e Cleopatra 

Titolo Originale: Antonio and Cleopatra 

Autore: William Shakespeare 

Genere: Letteratura Inglese-teatrale (classici)

Prezzo Cartaceo: € 10,00

Pagine: 286

Pubblicazione: 5 maggio 2016

Editore: Feltrinelli

Collana: Universale economica. I classici

Valutazione: ⭐⭐⭐

Trama: La illimitata libertà spaziale e temporale (l'azione, che è quella dell'amore fatale di Antonio e Cleopatra, ma anche quella delle lotte tra i triumviri dopo la morte di Giulio Cesare e della nascita dell'Impero, percorre le città, le terre e i mari di tre continenti), la mescolanza di comico e tragico, le trasgressioni sceniche e linguistiche, sono tutti elementi che raggiungono in quest'opera della piena maturità del drammaturgo (la datazione si può collocare intorno a1 1608) il loro vero e proprio apogeo. "Antonio e Cleopatra" è una grande tragedia d'amore, un grande dramma politico ma anche un discorso sull'arte e sull'esperienza artistica.

Recensione: L’opera si apre con Antonio fermo in Egitto presso la seducente regina Cleopatra, per la quale è preso da cieca passione.

Tuttavia il triumviro, venuto a sapere che Pompeo si prepara ad attaccare nuovamente, è suo malgrado costretto a rientrare in patria per fronteggiare la situazione coi colleghi Lepido e Ottaviano.

Per rinsaldare i difficili rapporti con quest’ultimo, si decide di dare in moglie ad Antonio sua sorella Ottavia, il che genera le ire di Cleopatra; tuttavia l’iniziativa si rivela presto fallimentare, poiché la fanciulla non può competere con la regina nel cuore di Antonio.

Egli infatti, tornato in Egitto e dopo averne incoronato se stesso e Cleopatra sovrani, viene in conflitto aperto con Ottaviano.

Lo scontro navale vede però il tradimento della regina d’Egitto, che ritira le sue navi, provocando la netta sconfitta del deluso e disonorato Antonio.

Il triumviro tuttavia la perdona facilmente, così come farà di lì a poco dopo aver visto Cleopatra flirtare con un messaggero di Ottaviano. Cieco al tradimento della sua amata, riprende il conflitto col nemico, che ancora una volta risulta vincitore. Infuriato con la regina per averlo tradito, vuole ucciderla; dunque ella escogita uno stratagemma per muoverlo a pietà: rifugiarsi nel mausoleo e fargli arrivare la notizia della sua morte.

L’esito del piano è però diverso da quello che Cleopatra si aspettava: invece di correre disperato al mausoleo a piangerla, Antonio opta per il suicidio e si fa uccidere da un servo; la regina arriva in tempo solo per vederlo spirare. Successivamente, temendo di doversi prestare al pubblico ludibrio a causa di Ottaviano, Cleopatra si avvelena morendo eroicamente e preservando il suo onore.


A metà tra storia e mito, tra tragedia e commedia (in quanto sono presenti elementi dell’uno e dell’altro genere), quest’opera pone simbolicamente a confronto Roma e Alessandria d’Egitto.
Roma rappresenta il potere, si fonda sulla ragion di stato, incarnata da Ottaviano, e può essere letta in chiave metaforica come una critica alle costrizioni che il potere impone a coloro che se ne occupano. Alessandria rappresenta il trionfo dell’edonismo, fondato sul piacere e sulla bellezza che la bellissima Cleopatra incarna alla perfezione, e si configura come un luogo utopico d’attrazione, interpretabile come un’esaltazione delle naturali pulsioni dell’uomo.
Tra la razionalità e la logica statale di Ottaviano e il desiderio sprizzato dalla seducente femminilità di Cleopatra si pone un Antonio incapace di gestire l’una e l’altra dimensione.
Tirato da ambo le parti e incapace di conciliarle, egli finisce col degradare se stesso: infatti, da un lato viene meno al suo eroismo da condottiero scontrandosi con il suo collega triumviro e disinteressandosi della sua patria minacciata perché preso dalla passione, dall’altro persevera, come accecato, nel non rendersi conto dell’ambiguità della regina egizia, soprassedendo ai suoi tradimenti e giungendo infine all’autodistruzione.
Peraltro, il suo dramma si consuma nell’ignominia, poiché egli non è nemmeno in grado di compiere da sé l’onorevole suicidio, umiliandosi ancora una volta e portando a compimento la composizione della sua immagine di anti-eroe vinto dalla passione.
Tuttavia Antonio, invece di punirlo confiscandone i beni, ordina che questi gli vengano immediatamente consegnati. 
D’altronde anche Ottaviano, pur vincitore, mostrando il suo animo nobile, non riserva ai morti un trattamento indegno, anzi li seppellisce con tutti gli onori meritati.

L’ambiguità dei personaggi non consente di ricavare una morale univoca. Riconoscimento dell’ineffabile forza vincente della passione? Amaro riconoscimento da parte dell’autore della costante sconfitta dell’umanità di fronte al potere? Come sempre Shakespeare, con uno stile fluido e di grande altezza poetica, instilla il dubbio, lasciando allo spettatore/lettore l’arduo compito di rispondersi.




Recensione: I fiori del male

  I fiori del Male di Charles Baudelaire Titolo: I fiori del male Titolo Originale: Les Fleurs du mal Autore: Charles Baudelaire  Genere: Po...