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Recensione: La leggenda del santo bevitore

 La leggenda del santo bevitore di Joseph Roth

Titolo: La leggenda del santo bevitore

Titolo Originale: Die legende vom heiligen trinker

Autore: Joseph Roth

Genere: Classici

Prezzo Cartaceo: € 10,00

Prezzo Ebook: € 2,99

Pagine: 88

Pubblicazione: 2 settembre 1985

Editore: Adelphi

Collana: Piccola biblioteca Adelphi

Valutazione: ⭐⭐⭐

Trama: La leggenda del santo bevitore fu pubblicato per la prima volta nel 1939, pochi mesi dopo la morte di Joseph Roth, esule a Parigi – e può essere considerato, per molti versi, il suo testamento, la parabola trasparente e misteriosa che racchiude la cifra del suo autore, oggi riscoperto come uno dei più straordinari narratori di questo secolo.

Il clochard Andreas Kartak, originario come Roth delle province orientali dell’Impero absburgico, incontra una notte, sotto i ponti della Senna, un enigmatico sconosciuto che gli offre duecento franchi. Il clochard, che ha un senso inscalfibile dell’onore, in un primo momento non vuole accettare, perché sa che non potrà mai rendere quei soldi. Lo sconosciuto gli suggerisce di restituirli, quando potrà, alla «piccola santa Teresa» nella chiesa di Santa Maria di Batignolles. Da quel momento in poi la vita del clochard è tutta un avvicinarsi e un perdersi sulla strada di quella chiesa, per mantenere una impossibile parola.
È come se il clochard volesse ormai una sola cosa nella sua vita – rendere quei soldi –, e al tempo stesso non aspettasse altro che di essere sviato da innumerevoli pernod, da donne che il caso gli fa incontrare, da vecchi amici che riappaiono come comparse fantomatiche. Tutta la straziata dispersione della vita di Roth – e soprattutto dei suoi ultimi anni, quando, proprio a Parigi, trovava una suprema, ultima lucidità nell’alcool – traspare in questa immagine di un uomo ormai tranquillamente estraneo a ogni società, visitato da brandelli di ricordi, generosamente disponibile a tutto ciò che incontra – e in segreto fedele a un unico e apparentemente inutile voto.

Recensione:  Un libro di poche pagine che mi ha portato a scoprire un autore che posso potenzialmente amare.

“La leggenda del santo bevitore” è un racconto molto breve, l’ultimo scritto da Roth e pubblicato dopo la sua morte; molto di suo sembra esserci nel protagonista: Andreas Karnak, clochard che vive sotto i ponti di Parigi e col vizio dell’alcool.

Questo racconto ci espone la situazione di quest’uomo che, ormai abbandonatosi completamente alla propria vita miserabile, si trascina in avanti dimentico di sé stesso e di quello che gli sta intorno.

All’inizio di questa storia, tuttavia, sembra aprirsi uno spiraglio di luce: si presenta a lui un uomo che gli offre un’occasione per riprendere in mano la sua vita e rimettersi in carreggiata, tramite l’offerta di duecento franchi. 

Andreas, pur essendo un disperato, si reputa tuttavia un uomo d’onore e inizialmente rifiuta l’offerta, non avendo indirizzo e non potendo dunque restituire la somma prestatagli. 

Lo sconosciuto gli offre allora l’opportunità di restituirla offrendola a Santa Teresa, che a quanto pare lo ha portato sulla strada della vera felicità; una strada che l’ha condotto a offrire quell’aiuto ad Andreas.
Andreas accetta, cercando di far fruttare quell’occasione che la Provvidenza gli ha generosamente offerto.

Il clochard protagonista di questa storia è un uomo al quale la vita offre più di un’occasione, nel giro di pochissimo tempo; i miracoli (sotto forma di crediti) di cui si trova a “subire” gli effetti sono tutte le occasioni che la vita può offrire a un uomo come tanti, che tanto può esserne grato e sfruttarne i benefici per portare la sua vita a un livello superiore (così come ha evidentemente fatto il benefattore all’inizio del racconto); tanto può concentrarsi sui suoi bisogni immediati, scialacquando quell’occasione per riassaporare brevemente quelle cose di cui è stato privo per tanto tempo. 

In questi archetipi d’uomo Andreas si colloca in una posizione particolare: quella dell’uomo che vuole assolutamente sfruttare l’opportunità che gli viene offerta, che non dimentica mai il debito che ha contratto e che non pensa mai di sottrarvisi, ma che non ha abbastanza forza d’animo e di volontà né per rispettare l’impegno all’estinzione del debito né per dare alla sua vita una spinta decisiva. 

Basta poco a farlo desistere dai suoi propositi, e nella maggior parte dei casi questo “poco” si identifica con un invito a bere.

Saremo dunque spettatori delle azioni di un uomo reso impotente dalla sua scarsa lungimiranza, troppo schiavo dei suoi bisogni nel tempo presente per pensare a costruirsi un futuro degno d’esser vissuto.

Un gran bel racconto, che mi fa venir voglia di approfondire l’opera di Joseph Roth.


EAN: 
9788845901744

Recensione: Suite Francese

 Suite francese di Irène Némirovsky

Titolo: Suite Francese 

Titolo Originale: Suite Française 

Autore: Irène Némirovsky 

Genere: Narrativa Straniera - Classica 

Prezzo Cartaceo: € 12,00ade

Prezzo Ebook: € 4,99

Pagine: 415

Pubblicazione: 31 ottobre 2012

Editore: Adelphi 

Collana: Gli adelphi 

Valutazione: ⭐⭐⭐

Trama:  Nei mesi che precedettero il suo arresto e la deportazione ad Auschwitz, Irène Némirovsky compose febbrilmente i primi due romanzi di una grande «sinfonia in cinque movimenti» che doveva narrare, quasi in presa diretta, il destino di una nazione, la Francia, sotto l’occupazione nazista: Tempesta in giugno (che racconta la fuga in massa dei parigini alla vigilia dell’arrivo dei tedeschi) e Dolce (il cui nucleo centrale è la passione, tanto più bruciante quanto più soffocata, che lega una «sposa di guerra» a un ufficiale tedesco). La pubblicazione, a sessant’anni di distanza, di Suite francese, il volume che li riunisce, è stata in Francia un vero evento letterario. Non è difficile capire perché: con "Suite francese" ci troviamo di fronte al grande «romanzo popolare» nella sua accezione più nobile: un possente affresco, folto di personaggi memorabili, denso di storie avvincenti, dotato di un ritmo impeccabile, nel quale vediamo intrecciarsi i destini di una moltitudine di individui travolti dalla Storia. Su tutti – il ricco banchiere e il giovane prete, la grande cocotte e la contadina innamorata, lo scrittore vanesio e il ragazzo che vuole andare al fronte e scopre invece le gioie della carne fra le braccia generose di una donna di facili costumi – Irène Némirovsky posa uno sguardo che è insieme lucidissimo e visionario, mostrandoci uno spettro variegato di possibilità dell’uomo: il cinismo, la meschinità, la vigliaccheria, l’arroganza e la vanità, ma anche l’eroismo, l’amore e la pietà. «La cosa più importante, qui, e la più interessante» scriveva la Némirovsky due giorni prima di essere arrestata «è che gli eventi storici, rivoluzionari, ecc. sono appena sfiorati, mentre viene investigata la vita quotidiana, affettiva, e soprattutto la commedia che questa mette in scena».

Recensione: "Solo chi ha osservato gli uomini e le donne in tempi simili a questo, può dire di conoscerli a fondo, e solo lui conosce se stesso". 

Scrittrice ucraina nata a Kiev, di origine ebraica, Irène Némirovsky si dedicò febbrilmente alla stesura di quello che sarebbe stato il suo ultimo lavoro: "Suite francese". 

Con una dignità, con un coraggio e con un immenso amore per la scrittura che l'ha sempre contraddistinta, riesce a portare a termine solo i primi due tomi di un'opera concepita come una pentalogia; infatti Iréne dovrà sospenderne la narrazione l'11 luglio 1942, pochi giorni prima dell'arresto e della deportazione ad Auschwitz. 

Fine conoscitrice della natura umana, in questo caso una natura umana alle prese con un devastante conflitto, Irène mette in scena le varie emozioni che affolleranno l'animo di ogni personaggio da lei delineato: miseria, paura, indifferenza, egoismo, ma anche solidarietà, coraggio e amore. 

Bellissima nella seconda parte del romanzo la presa di coscienza dei due protagonisti principali: il soldato tedesco Bruno, che aveva ispirazioni da musicista e la bella francese Lucile costretta a vivere in una casa priva di amore. 

Le loro anime affini si ribellano alla guerra, viene vista come un grande alveare, dove un ordine prestabilito dall'alto governa le vite di ogni singola persona, annullandone la libertà individuale e celando così ai loro occhi la vera bellezza del mondo e soprattutto la bellezza dell'amore. 

I due giovani si rendono conto che nessun evento, tantomeno una guerra, dovrebbe privare l'essere umano della sua libertà; l'amicizia e l'amore sbocciato fra i due giovani è un grido alla vita e una sorta di protezione di quello spazio intimo e personale da proteggere da ogni tipo di invasore.






Recensione: L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello

 L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello di Oliver Sacks 

Titolo: L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello 

Titolo Originale: The Man who mistook his wife for a hat 

Autore: Oliver Sacks 

Prezzo Cartaceo: 12,00 € 

Prezzo Ebook: 4,99 € 

Pagine: 301

Pubblicazione: 2001

Editore: Adelphi 

Collana: GlI Adelphi 

Valutazione: ⭐⭐⭐

TramaOliver Sacks è un neurologo, ma il suo rapporto con la neurologia è simile a quello di Groddeck con la psicoanalisi. Perciò Sacks è anche molte altre cose: «Mi sento infatti medico e naturalista al tempo stesso; mi interessano in pari misura le malattie e le persone; e forse anche sono insieme, benché in modo insoddisfacente, un teorico e un drammaturgo, sono attratto dall’aspetto romanzesco non meno che da quello scientifico, e li vedo continuamente entrambi nella condizione umana, non ultima in quella che è la condizione umana per eccellenza, la malattia: gli animali si ammalano, ma solo l’uomo cade radicalmente in preda alla malattia». E anche questo va aggiunto: Sacks è uno scrittore con il quale i lettori stabiliscono un rapporto di tenace affezione, come fosse il medico che tutti hanno sognato e mai incontrato, quell’uomo che appartiene insieme alla scienza e alla malattia, che sa far parlare la malattia, che la vive ogni volta in tutta la sua pena e però la trasforma in un «intrattenimento da Mille e una notte». Questo libro, che si presenta come una serie di casi clinici, è un frammento di tali Mille e una notte – e ciò può aiutare a spiegare perché abbia raggiunto negli Stati Uniti un pubblico vastissimo. Nella maggior parte, questi casi – ma Sacks li chiama anche «storie o fiabe» – fanno parte dell’esperienza dell’autore. Così, un giorno, Sacks si è trovato dinanzi «l’uomo che scambiò sua moglie per un cappello» e «il marinaio perduto». Si presentavano come persone normali: l’uno illustre insegnante di musica, l’altro vigoroso uomo di mare. Ma in questi esseri si apriva una voragine invisibile: avevano perduto un pezzo della vita, qualcosa di costitutivo del sé. Il musicista carezza distrattamente i parchimetri credendo che siano teste di bambini. Il marinaio non può neppure essere ipnotizzato perché non ricorda le parole dette dall’ipnotizzatore un attimo prima. Che cosa vive, se non sa nulla di ciò che ha appena vissuto? Rispetto alla normalità, che è troppo complessa per essere capita, e tende a opacizzarsi nell’esperienza comune, tutti i «deficit» o gli eccessi di funzione, come li chiama la neurologia, sono squarci di luce, improvvisa trasparenza di processi che si tessono nel «telaio incantato» del cervello. Ma queste storie terribili e appassionanti tendono a rimanere imprigionate nei manuali. Sacks è il mago benefico che le riscatta, e per pura capacità di identificazione con la sofferenza, con la turba, con la perdita o l’infrenabile sovrabbondanza riesce a ristabilire un contatto, spesso labile, delicatissimo, sempre prezioso per i pazienti e per noi, con mondi remoti altrimenti muti. Questo è il libro di un nuotatore «in acque sconosciute, dove può accadere di dover capovolgere tutte le solite considerazioni, dove la malattia può essere benessere e la normalità malattia, dove l’eccitazione può essere schiavitù o liberazione e dove la realtà può trovarsi nell’ebbrezza, non nella sobrietà». L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello è stato pubblicato per la prima volta a Londra nel 1985.

Recensione: Il libro si presenta come un saggio del campo medico/psicologico. 

Ho trovato molto interessanti alcuni racconti, l’autore parla di malattie spesso sconosciute con un linguaggio accessibile a chiunque, nonostante alcuni passi siano prettamente scientifici. 

Le storie sono simpatiche, perchè sembrano essere surreali, ma ti permettono di riflettere tantissimo quando capisci ciò che provano quelle persone. 

L’unica pecca è che alcune storie mi sono sembrate troppo simili tra loro e qualche volta mi sembrava di rileggere lo stesso capitolo. 

Il titolo del libro mi faceva pensare a qualcos’altro, in realtà è solo una piccola parte di tutto il saggio. 

In totale dunque l’ho trovato interessante su alcune parti, un po' ripetitivo in altre.

Lo stile e la scrittura invece li ho apprezzati molto. 



Recensione: La Vegetariana

 La Vegetariana di Han Kang 

Titolo: La Vegetariana

Titolo Originale: The Vegetarian 

Autore: Han Kang 

Genere: Narrativa Straniera (Moderna e Contemporanea dopo il 1945) 

Prezzo Cartaceo: 10,00 € 

Prezzo Ebook: 4,99 €

Pagine: 177 

Pubblicazione: 2019 

Editore: Adelphi 

Collana: Gli Adelphi 

Valutazione: ⭐⭐⭐⭐


Trama: «È tutt'altro che un'opera ascetica: è un romanzo pieno di sesso ai limiti del consenziente, di atti di alimentazione forzata e purificazione – in altri termini di violenza sessuale e disordini alimentari, mai chiamati per nome nell'universo di Han Kang ... Il racconto di Han Kang non è un monito per l'onnivoro, e quello di Yeong-hye verso il vegetarianesimo non è un viaggio felice. Astenersi dal mangiare esseri viventi non conduce all'illuminazione. Via via che Yeong-hye si spegne, l'autrice, come una vera divinità, ci lascia a interrogarci su cosa sia meglio, che la protagonista viva o muoia. E da questa domanda ne nasce un'altra, la domanda ultima che non vogliamo davvero affrontare: "Perché, è così terribile morire?"». («The New York Times»)

Recensione: Quando Yeong-hye, da monotona e ordinaria ragazza di periferia, decide di intraprendere una dieta vegetariana (spinta da una serie di incubi molto vividi), inizia una lenta e inesorabile discesa verso la follia.

Tramite la suddivisione in tre micro narrazioni (nelle quali non compare mai la prospettiva della protagonista),si assiste ad un intricato groviglio psicosessuale in cui si mescolano repressioni, personaggi meschini e individualisti, arte e psicosi. 

La vegetariana è un romanzo che tratta di libertà, di carnalità, di individualità e di scelte. 

Una trama assurda ma allo stesso tempo realistica. 

Difficile trovare una morale in questa storia visti i diversi argomenti trattati, forse non c'è un vero e proprio fulcro in questa narrazione se non quello che il lettore stesso percepisce giunto al termine del racconto. 

Consigliato per chi vuole leggere qualcosa fuori dal comune ed originale.




Recensione: Lizzie

 Lizzie di Shirley Jackson 

Titolo: Lizzie 

Titolo Originale: The Bird's Nest

Autore: Shirley Jackson

Genere: Horror e Narrativa gotica 

Prezzo Cartaceo: 12,00 € Tascabile, Brossura 19,00 € 

Prezzo Ebook: 6,99 €

Pagine: 316

Pubblicazione: 2018

Editore: Adelphi 

Collana: Gli Adelphi 

Valutazione: ⭐⭐⭐⭐

Trama: «Quella giovane donna, anonima e ottusa, che ogni mattina si reca in ufficio per vidimare le lettere in arrivo al museo dove lavora, neanche ci pensa a entrare in contatto con la propria vita interiore. In compenso, avverte un persistente mal di schiena, continue emicranie e vertigini, oltre a soffrire d'insonnia: i primi sintomi di quel vero e proprio abisso mentale in cui sta per precipitare ... Shirley Jackson è abilissima a mettere in scena questo terrificante teatro dell'anima, con le diverse personalità che entrano ed escono di scena, prendendo via via il controllo del corpo». (Franco Marcoaldi).

Recensione: Com'è stare nella testa di una ragazza che ha ben quattro personalità? 

Un viaggio folle e curioso, accompagnato dalle analisi cliniche del medico curante (che secondo me completano il romanzo). Shirley Jackson non delude mai, e questo credo che sia il suo libro migliore.

Lettura incredibile come per tutti i libri della Jackson.

 Il labirinto della mente umana diventa il protagonista di un libro che, come negli altri libri della Jackson, celebra la figura femminile anche nella sua complessità. 

Una femminilità diversa da quella che ci si aspetta. 

La scrittura non ha bisogno di commento: mai noiosa, mai eccessiva.

Un libro che consiglio! 💜



Recensione: La ragazza scomparsa

 La ragazza scomparsa di Shirley Jackson 

Titolo: La ragazza scomparsa

Titolo Originale: The missing girl 

Autore: Shirley Jackson 

Genere: Horror e Narrativa gotica 

Prezzo Cartaceo: 7,00 € 

Prezzo Ebook: 4,99 € 

Pagine: 78

Pubblicazione: 2019

Editore: Adelphi 

Collana: Biblioteca Minima 

Valutazione: ⭐⭐⭐ 

Trama: Il mondo di Shirley Jackson in miniatura: tre superbi racconti , uniti dal brivido di scoprire che l'orrore di cui leggi stà capitando a te. 

I tre racconti: 

- La ragazza scomparsa

- Viaggio con signora

- Incubo 

Recensione: Piccola raccolta di racconti composta da tre storie brevi: La ragazza scomparsa, una storia un po’ inquietante ma anche surreale, Viaggio con signora, una storia piacevole e sapientemente descritta, ma nella quale in questo caso non ho ritrovato la sua usale inquietudine, e Incubo storia molto inquietante e tendente al sogno, leggendola si ha la sensazione di essere intrappolati. Quest'ultima è stata la storia che ho preferito delle tre. In generale una buona raccolta, adatta a chi già ama lo stile della Jackson. 


Recensione: Paranoia

Paranoia di Shirley Jackson 

Titolo: Paranoia

Titolo Originale: I testi qui rappresentati sono tratti da  "Let me tell you"

Autore: Shirley Jackson

Genere: Horror e Narrativa Gotica 

Prezzo Cartaceo: 18,00 € 

Pagine: 205

Pubblicazione: 2018 

Editore: Adelphi 

Collana: Fabula

Valutazione: ⭐⭐⭐


Trama: «Senta,» disse Mr. Beresford «voglio scendere».

«Certamente» rispose l’autista. «Alla prossima fermata».
«Ne ha appena saltata una » disse Mr. Beresford.
«Non c’era nessuno ad aspettare» disse l’autista.
«E comunque non me lo ha detto in tempo». Mr. Beresford attese. Dopo un minuto vide un’altra fermata e disse: «Ecco».
L’autobus non si fermò, ma oltrepassò il cartello senza rallentare.
«Mi denunci» disse l’autista.
«Insomma, stia a sentire» disse Mr. Beresford, e l’autista gli lanciò un’occhiata; sembrava divertito.
«Mi denunci» ripeté. «Il mio numero è qui, su questa tessera».
«Se salta anche la prossima fermata,» disse Mr. Beresford «spacco il vetro della porta e chiamo aiuto».
«Con cosa pensa di spaccarlo?» domandò l’autista. «Con la scatola di cioccolatini?».


Un giorno, a metà degli anni Novanta, Laurence Jackson Hyman, il figlio maggiore di Shirley Jackson, apre la porta di casa e - sorpresa - si trova davanti una scatola di cartone senza traccia di mittente. Dentro, immediatamente riconoscibili dai fogli di carta gialla e dai caratteri della sua Roval, una messe di scritti inediti della madre, morta ormai da trent'anni. Da quell'imprevista cornucopia, e dalle successive ricerche nel suo Fondo presso la Biblioteca del Congresso di Washington, scaturirà nel 2015 un libro sorprendente, "Let Me Tell You", definito «un revival di 'Ai confini della realtà'».I molti e appassionati lettori di Shirley Jackson - che amava dire di essere una strega - saranno così felici di trovare, nella scelta che qui offriamo, comicissimi sketch familiari, stranianti conferenze sull'arte dello scrivere, nonché alcuni dei racconti più inquietanti che «la maestra di Stephen King» abbia mai scritto. E di provare di nuovo quell'arcano sentimento che proprio lei ci ha fatto conoscere così bene: l'angoscia che si insinua in noi nell'intravedere la presenza del Male.

Recensione:  In questo libro ci sono tutti gli elementi per conoscere a fondo Shirley Jackson di cui io mi sono perdutamente innamorata, un mix di ironia, leggerezza, terrore e angoscia. 
E a differenza dei suoi romanzi e racconti pubblicati qui ritroviamo un' autrice che si mostra in veste inedita, come donna ironica, moglie e madre che si occupa delle faccende domestiche e dei rapporti con il vicinato (da cui ha preso spunto per creare la Lotteria), che racconta come nasce un suo libro fra una lavata di bicchieri e la preparazione di una cena. Una donna che pensa che una storia possa essere ricavata da ogni piccola combinazione di circostanze. Definire la Jackson geniale è poco e personalmente trovo tutto ciò che scrive degno di essere letto almeno una volta nella vita. 


Recensione: La lotteria

 La lotteria di Shirley Jackson 

Titolo: La lotteria

Titolo Originale: The Lottery 

Autore: Shirley Jackson 

Genere: Narrativa straniera - Moderna e contemporanea (dopo il 1945)

Prezzo Cartaceo: 10,00  

Prezzo Ebook: 3,99  

Pagine: 82

Pubblicazione: 2007 

Editore: Adelphi 

Collana: Piccola Biblioteca Adelphi

Valutazione: ⭐⭐⭐


Trama: Il racconto di Shirley Jackson intitolato "La lotteria" ricorda da vicino, per la fama che lo circonda, la famigerata lettura radiofonica della Guerra dei Mondi di Orson Welles. Fama non immeritata, giacché la pubblicazione sul "New Yorker" nel 1949, scatenò un pandemonio. Molti lo presero alla lettera, reagendo all'istante e poi per lungo tempo con missive indignate o atterrite alla redazione. Certe cose non potevano, non dovevano succedere. Eppure la storia si presenta in tutta innocenza quale pura e semplice descrizione della lotteria che si svolge nell'atmosfera pastorale, quasi idilliaca, di un villaggio del New England in un luminoso mattino di giugno, come ogni anno da tempo immemore. Ma giunto al termine di questo racconto, come degli altri che compongono l'intensa silloge qui proposta, il lettore scoprirà da sé, in un crescendo di "brividi sommessi e progressivi" - come diceva Dorothy Parker che cosa li rende dei classici del terrore. Secondo un altro illustre ammiratore della Jackson, oltre che maestro del genere, Stephen King, lo sono perché "finiscono con una svolta che porta dritto in un vicolo buio".

Recensione: In questa opera Adelphi raccoglie alcuni dei racconti più emblematici della Jackson tra cui "La lotteria", "Lo Sposo", "Il fantoccio" e, infine "Colloquio". L’opera porta il nome del primo racconto che è quello che rimane più impresso nella mente. L’autrice riesce ad entrarti dentro e ad angosciarti al punto giusto, per non parlare dei colpi di scena che si susseguono uno dopo l’altro, emblematico è per l’appunto la chiusura del primo racconto è: Lo sposo. La scrittrice riesce, con la sua semplice scrittura, a farti immergere nei racconti e una volta terminati farti assalire da una sensazione di smarrimento, oltre che di angoscia. Avendo anche letto il romanzo più celebre della Jackson cioè L'incubo di Hill House posso dire che in confronto ai racconti la prima opera non può essere nemmeno definita horror. Peccato che sono eccessivamente corti.


Recensione: Abbiamo sempre vissuto nel castello

 Abbiamo sempre vissuto nel castello di Shirley Jackson 

Titolo: Abbiamo sempre vissuto nel castello 

Titolo Originale: We have always lived in the castle 

Autore: Shirley Jackson 

Genere: Narrativa Horror 

Prezzo Cartaceo: 18,00 €

Prezzo Ebook: 8,99 € 

Pagine: 182

Pubblicazione: 2009 

Editore: Adelphi 

Collana: Fabula 

Valutazione: ⭐⭐⭐

Trama: "A Shirley Jackson, che non ha mai avuto bisogno di alzare la voce"; con questa dedica si apre "L'incendiaria" di Stephen King. È infatti con toni sommessi e deliziosamente sardonici che la diciottenne Mary Katherine ci racconta della grande casa avita dove vive reclusa, in uno stato di idilliaca felicità, con la bellissima sorella Constance e uno zio invalido. Non ci sarebbe nulla di strano nella loro passione per i minuti riti quotidiani, la buona cucina e il giardinaggio, se non fosse che tutti gli altri membri della famiglia Blackwood sono morti avvelenati sei anni prima, seduti a tavola, proprio lì in sala da pranzo. E quando in tanta armonia irrompe l'Estraneo (nella persona del cugino Charles), si snoda sotto i nostri occhi, con piccoli tocchi stregoneschi, una storia sottilmente perturbante che ha le ingannevoli caratteristiche formali di una commedia. Ma il malessere che ci invade via via, disorientandoci, ricorda molto da vicino i "brividi silenziosi e cumulativi" che - per usare le parole di un'ammiratrice, Dorothy Parker abbiamo provato leggendo "La lotteria". Perché anche in queste pagine Shirley Jackson si dimostra somma maestra del Male - un Male tanto più allarmante in quanto non circoscritto ai 'cattivi', ma come sotteso alla vita stessa, e riscattato solo da piccoli miracoli di follia. 

Recensione: Il racconto di questo breve romanzo horror si sviluppa come di consueto nelle storie di Shirley Jackson con un andamento molto lento, consentendoci di entrare come presi per mano nella vita solitaria e scandita da una quotidianità perfettamente ordinata delle due sorelle e del vecchio zio che vivono isolati nella grande e lussuosa casa fuori dalla piccola cittadina. Da subito sappiamo che la loro famiglia è stata segnata da qualcosa di terribile, e per questo sono guardati con sospetto e con odio dagli abitanti della vicina cittadina. La sospensione creata cioè la prima parte del racconto implode in una tragica e imprevedibile conclusione. Un libro stupendo che consiglio di leggere. 



  

Recensione: Lolita


Lolita di Vladimir Nabokov 

Titolo: Lolita 
Autore: Vladimir Nabokov 
Genere: Narrativa Erotica 
Prezzo Cartaceo: € 12,00
Prezzo Ebook: € 4,99 
Pagine: 395
Pubblicazione: 1996
Editore: Adelphi 
Collana: Gli Adelphi 
Valutazione: ⭐⭐⭐

Vladimir Nabokov: Vladimir Vladimirovic Nabokov nacque da una famiglia della vecchia nobiltà russa che, dopo la rivoluzione del 1917, emigrò in Occidente. Completati gli studi a Cambridge, visse in Inghilterra, Francia e Germania, acquistando, con i suoi primi scritti in russo, sotto lo pseudonimo di «Sirin», vasta notorietà nell’ambiente dei suoi compatrioti emigrati. Nel 1940 si trasferì negli Stati Uniti, dei quali cinque anni dopo prese la cittadinanza. Da allora scrisse in inglese e tradusse in questa lingua alcune delle sue opere precedenti. Per undici anni insegnò Letteratura Russa alla Cornell University di Ithaca; negli ultimi anni visse in Svizzera, a Montreux, alternando l’attività letteraria alle sue appassionate ricerche di entomologo.
Preceduto da un esordio poetico, con liriche di stampo simbolista, nel 1926 uscì il suo primo romanzo, Masenka, cui seguirono: Re, donna, fante (1928), una parodia del romanzo tradizionale; La difesa (1929), una storia di scacchi, argomento prediletto da Nabokov per la sua carica metaforica; L’occhio (1930), vicenda quasi pirandelliana di un russo emigrato a Berlino; Camera oscura (1932), sulla falsariga di un poliziesco; l’enigmatico Gloria (1933); Invito a una decapitazione (1935), racconto di sapore kafkiano. Queste opere rivelano l’altissimo livello dell’«ibrido» culturale di Nabokov, che riesce a fondere temi e modi della letteratura russa (lo sdoppiamento esistenziale dostoevskiano, il grottesco gogoliano) con la raffinata consapevolezza dei mutamenti che, tra le due guerre, stavano rivoluzionando le forme e l’idea stessa del romanzo.
Il passaggio alla lingua inglese provocò un ulteriore approfondimento dell’intensa ricerca formale già in atto, così come il contatto con una diversa realtà sociale offrì nuove occasioni e verifiche al tema di fondo della narrativa di Nabokov: la frammentazione dell’identità individuale nella società contemporanea. Nacquero così La vera vita di Sebastian Knight (The real life of Sebastian Knight, 1941) e I bastardi (Bend Sinister, 1949); poi i romanzi di vita americana, primo fra tutti Lolita, che, pubblicato nel 1955 dall’Olympia Press di Parigi, rivelò improvvisamente a un pubblico mondiale il nome di Nabokov. Il romanzo, intriso di sperimentalismo «europeo», offriva nello stesso tempo una straordinaria immagine «interna» dell’America, con i suoi miti e con le sue ossessioni (soprattutto il sesso). Notevole fu la sua influenza sugli stessi narratori americani della nuova generazione (in particolare John Barth). Seguì Fuoco pallido (Pale fire, 1962), che tornando all’ ambiente, già ironicamente esplorato in Pnin (1957), dei colleges americani (una realtà apparentemente decorosa ed efficiente, ma sotterraneamente ambigua e violenta), fornisce forse la prova più matura della maestria formale di Nabokov: dal tessuto lessicale alla stessa struttura narrativa che, muovendo da una duplice invenzione (un poema alla Pope e il suo dotto, tortuoso commentario), si scompone in un infinito gioco di specchi, allusione alla non-identità dell’arte e del suo artefice. Ada (Ada or ardor: A family chronicle, 1969) offre una sintesi suggestiva dell’arte di Nabokov. In questo romanzo tornano, stravolti da una scrittura ironicamente senile, le sue monomanie tematiche: la duplicità ambigua del reale, la passione del gioco, del puzzle, l’ossessione del sesso, qui spinto fino all’ estremo narcisistico dell’incesto. Tra i racconti di Nabokov vanno citati quelli raccolti in La dozzina di Nabokov (Nabokov’s dozen, 1958) e in Quartetto di Nabokov (Nabokov’s quartet, 1967); tra i romanzi più tardi Cose trasparenti (Transparent things, 1973) e Guarda gli arlecchini! (Look at the arlequins, 1974). Parla, ricordo (Speak, memory, 1967), elogio della funzione preservatrice della memoria, è la ricerca autobiografica del passato russo cancellato dalla storia. Eccellente critico di letteratura russa, Nabokov è autore di uno splendido studio su Nikolaj Gogol’ (1944) e di una traduzione inglese, commentata, dell’Evgenij Onegin di Puskin. Altri saggi su scrittori europei dell’Ottocento e del Novecento sono stati raccolti postumi in Lezioni di letteratura (1980). 
In Italia le sue opere appaiono presso Adelphi.

Trama: "Dopo trentasei anni rileggo Lolita di Vladimir Nabokov, che ora Adelphi ripresenta... Trentasei anni sono moltissimi per un libro. Ma Lolita ha, come allora, un'abbagliante grandezza. Che respiro. Che forza romanzesca. Che potere verbale. Che scintillante alterigia. Che gioco sovrano. Come accade sempre ai grandi libri, Lolita si è spostato nel mio ricordo. Non mi ero accorto che possedesse una così straordinaria suggestione mitica". (Pietro Citati)

Recensione: Un'esplorazione dell'animo umano maschile nella decadenza dei sensi. Il suo merito ancora oggi è quello di arrivare sul ciglio dell’abisso, dando forma letteraria a un’ossessione che per sua natura non può essere risolta e di focalizzare sull'effimera voluttà della bellezza in fiore. Una sensualità molto snobistica e assai poco erotica, così come questo romanzo scritto in maniera elegante e quasi distaccata. Il romanzo si legge bene ma non è una lettura appassionante. Un libro controverso, con una retorica a tratti pedante, tuttavia chi apprezza uno stile molto ricco, direi quasi barocco, lo troverà stupendo. Nabokov è un ottimo narratore, riesce a rappresentare il protagonista esattamente per quello che è: talmente ottuso nelle sue ossessioni che il suo nome si ripete due volte, perso in fantasie adolescenziali che non trovando sfogo nell’ immediato, si ripercuotono nel futuro con conseguenze scandalose. E poi Lolita, una ragazza, una bambina che è vittima e carnefice, Anch'essa ci è descritta da Nabokov minuziosamente. 


Recensione: L'incubo di Hill House


L'incubo di Hill House di Shirley Jackson 

Titolo: L'incubo di Hill House 
Titolo Originale: The Haunting of Hill House 
Autore: Shirley Jackson 
Genere: Narrativa Horror e Gotica 
Prezzo Cartaceo: 12,00 €
Prezzo Ebook: 6,99 €
Pubblicazione: 2016 
Editore: Adelphi 
Collana: Gli Adelphi 
Valutazione: ⭐⭐⭐


Shirley Jackson: Shirley Jackson è stata una scrittrice e giornalista statunitense, nota soprattutto per L'incubo di Hill House del 1959 e La lotteria. Ha esordito scrivendo per il prestigioso «The New Yorker» nel 1948. Nella sua carriera ha scritto anche opere per bambini, come Nine Magic Wishes, e persino un adattamento teatrale di Hansel e Gretel, The Bad Children. Muore per infarto nel 1965, forse a causa della terapia a base di psicoformaci che stava seguendo.

Trama: «In questo autentico classico del genere gotico, Eleanor Vance, giovane e tormentata donna che non ricorda di essere mai stata felice in tutta la sua vita, viene assoldata dal sinistro professor Montague, aspirante cacciatore di fantasmi, per un soggiorno sperimentale a Hill House ... Giunta a destinazione, Eleanor si trova davanti una casa “che sembrava aver preso forma da sola, assemblandosi in quel suo possente schema indipendentemente dai muratori”; un edificio che “drizzava la testa imponente contro il cielo senza concessioni all'umanità”; una costruzione immune da ogni esorcismo: “un luogo non adatto agli uomini, né all'amore, né alla speranza”; una casa che si rifiuta di essere una dimora accogliente così come Eleanor vorrebbe sfuggire a un sistema di vita che le ha portato soltanto infelicità». TOMMASO PINCIO

Recensione: Immaginavo un libro decisamente più denso di orrore, una storia elettrica, una tensione mozzafiato che mi impedisse di chiudere il libro. In realtà di gotico ci ho trovato soltanto l’ambientazione, per il resto mi è sembrato di leggere un bel romanzo psicologico scritto magistralmente. A tenere incollati al libro non è la vicenda ma la bellissima scrittura dell’autrice, la sua ironia tagliente. L’incubo di Hill House, il romanzo più celebre di Shirley Jackson, riconosciuta maestra di Stephen King, è molto più di un horror o di una ghost story. Anzi, il lettore di questo genere di racconti potrà essere deluso dall’assenza di inquietanti colpi di scena o terrificanti apparizioni. Si tratta piuttosto di un horror psicologico che si presta a numerose chiavi di lettura, e che riesce, come pochi altri, a insinuare un senso di ansia e disagio nel lettore grazie alla sottile atmosfera di malvagia presenza e possessione morbosa da cui si è avvolti come all’interno di Hill House. 


Libro euro 12,00 


       
Libro euro 16,00

Recensione: Follia



Follia di Patrick McGrath 

Titolo: Follia 
Titolo Originale: Asylum 
Autore: Patrick McGrath 
Genere: Narrativa Psicologica 
Prezzo Cartaceo: 12.00 € 
Pagine: 296 
Pubblicazione: 2012 
Editore: Adelphi 
Valutazione: ⭐⭐⭐⭐

Trama: Inghilterra, 1959. Dall'interno di un tetro manicomio criminale vittoriano uno psichiatra comincia a esporre, con apparente distacco, il caso clinico più perturbante che abbia incontrato nella sua carriera, la passione letale fra Stella Rahael, moglie di un' altro psichiatra dell'ospedale, e Edgar Stark, un artista detenuto per un uxoricidio particolarmente efferato. 
E' una vicenda cupa e tormentosa, che fin dalle prime righe esercita su di noi una malia talmente forte da risultare quasi incomprensibile, finché lentamente non ne affiorano le ragioni nascoste.
Recensione: Thriller psicologico, per l'esattezza questo libro parla di ossessione sessuale e di tradimento narrando l'amore malato di " Stella". Le vicende sono raccontate dallo psichiatra dei due protagonisti che nella maggior parte delle situazioni non era presente, e gli sono state raccontate poi. Si percepisce la follia di Stella, del fatto di lasciare tutto e tutti per una storia d'amore che non potrà mai andare a lieto fine. L'autore coglie tutte le sfumature della malattia mentale di Stella ed Edgar e ce le mostra a nudo tra le righe di queste pagine. Nonostante ci siano pochi dialoghi, e sia molto descrittivo, la narrazione non annoia mai, anzi ti porta a volerne sapere di più. Libro che scorre via veloce, pagina dopo pagina. Stella compie un percorso di autodistruzione in nome del suo amore segreto: malgrado ciò gli uomini che si avvicinano a lei se ne innamorano, cercando di riportarla a un ordine costituito e borghese. Davvero scritto bene e consiglio la lettura. 




Poi l'altra versione
Costo 18,00 € ,Adelphi : 









Recensione: I fiori del male

  I fiori del Male di Charles Baudelaire Titolo: I fiori del male Titolo Originale: Les Fleurs du mal Autore: Charles Baudelaire  Genere: Po...